Google Tag Manager: perché usarlo

Gestire tutti i tag di tracciamento senza mettere ogni volta mano al codice del sito, condividere tutte le configurazioni fra i professionisti e le agenzie che collaborano a un progetto. Prima di Google Tag Manager era tutto un po’ più complicato.

di Alessio Di Bartolo

A proposito dei tag

I tag sono porzioni di codice che – inseriti nel nostro sito web – permettono di tracciare quello che accade: si va da tracciamenti basilari, come il conteggio delle visite, ad altri più specifici e talvolta complessi (per esempio, quando dobbiamo tenere traccia delle conversioni, ossia del raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti, in relazione a uno specifico comportamento del visitatore).

Tutti i tag rispondono perlopiù a esigenze di marketing: da un lato, servono a misurare e raccogliere informazioni utili a comprendere cosa succede sul nostro sito e, dall’altro, quelle stesse informazioni servono a realizzare campagne a pagamento indirizzate specificamente a chi ci ha visitato (in questi casi, si parla di retargeting).

Fra i tag più usati ci sono quelli di servizi come Google Analytics, Google Adwords, Facebook Ads. Ma più il progetto di marketing digitale è complesso, più servizi possono essere coinvolti: e con loro, i tag (da piattaforme di native advertising come Outbrain, a strumenti per l’analisi del comportamento on page, come Hotjar).

Ed è proprio questo il motivo per cui nasce Google Tag Manager (presentato per la prima volta il primo ottobre 2012, ha poi subito una decisa rinfrescata due anni dopo).

Gestire i tag sul proprio sito

Prima del suo arrivo, ogni tag doveva essere inserito manualmente all’interno delle pagine. Significava innanzitutto chiedere l’intervento di una persona in grado di mettere mano al codice per ogni modifica e aggiustamento. Poi, se il progetto vedeva la collaborazione di più persone o società, diventava ancora più scomodo e approssimativo tenere traccia di versioni e varianti. Inoltre, non c’era un metodo unico per tutti i tag, che permettesse di fare test sul loro corretto funzionamento: un problema non da poco, che rischiava di far perdere tempo e soldi in caso di disguidi.

Con Google Tag Manager, il paradigma di gestione cambia completamente.

GTM: cosa permette di fare (e come)

Non dobbiamo più inserire singolarmente i differenti tag nelle nostre pagine: è sufficiente inserire il codice di GTM (se usate WordPress, potreste anche appoggiarvi a questo plugin). Una volta fatto questo, possiamo dimenticarci di rimettere mano al codice del sito, perché GTM è diventato  il “contenitore” che ospiterà tutti gli altri tag. Per gestirli, è sufficiente accedere al servizio con le nostre credenziali, come facciamo per qualsiasi altro strumento di Google.

la dashboard di un contenitore GTM

Come per Analytics e Search Console, il sistema ci permetterà poi di condividere i container (possiamo considerarli l’equivalente delle proprietà in Google Analytics): ed ecco il primo vantaggio, legato alla possibilità di gestire un progetto con la propria squadra. Ma non solo. GTM tiene anche traccia di tutte le revisioni (e di chi le ha fatte): in questo modo, è sempre possibile ripristinare configurazioni precedenti e, in generale, tenere d’occhio la storia del container.

la pagina per la gestione delle versioni

Altro vantaggio è la possibilità di fare test sul funzionamento dei tag prima di pubblicarli. Attivando l’ambiente di prova, possiamo navigare all’interno del sito e osservare in tempo reale il log di ciò che accade. In questo modo possiamo capire se le configurazioni (e in particolare i trigger, ossia gli eventi che devono attivare i tag stessi) funzionano come vorremmo.

Riassumendo, ecco i motivi principali per usare Google Tag Manager.

  • Facilità di implementazione: non serve più mettere mano al codice del sito per aggiungere o modificare i tag
  • Facilità di gestione grazie a un ambiente e un’interfaccia amichevoli: in generale, il sistema rende molto più semplice e intuitivo il lavoro sui tag anche per chi non è a suo agio con il codice
  • Comodità nella collaborazione fra persone e aziende diverse, grazie alla condivisione dei profili e alla storia di variazioni e versioni
  • Possibilità di test globali sui tag: GTM permette di verificarne il funzionamento prima della loro pubblicazione
  • Risparmio di risorse (anche economiche), grazie a un flusso di lavoro molto più snello
  • Prestazioni di caricamento: è uno script asincrono

Insomma, non è difficile immaginare che GTM è un vero e proprio salvavita per chi si occupa di web marketing. Ovviamente, come tutti gli strumenti del genere può essere usato a livelli diversi: per sfruttarlo in profondità c’è bisogno di qualche competenza sui principi delle attività di analytics – e non guasta un’infarinatura sulla programmazione o perlomeno sul rapporto tra siti web ed esperienza d’uso.

Per il resto, bisogna considerare il container di GTM uno standard su qualsiasi sito :)

Alessio Di Bartolo

Mi occupo di design della comunicazione - cose digitali, soprattutto. Insieme alla mia squadra aiuto società grandi e piccole a trovare voce, luoghi, strategie e azioni che fanno al caso loro.