Parlo a te. Non a Google (davvero?)

di Alessio Di Bartolo

La Seo e la sua evoluzione (evoluzione? trasfigurazione) è uno degli argomenti che mi appassiona di più quando ripercorro la storia dei mestieri legati al web (e la mia personale “scatola” contenuta in questa storia – ehi, non c’entra niente ma prendetevi il link a questa cosa, ok?).

In brevissimo: da adolescente nei tardi ‘90, con inclinazione per la produzione di contenuti testuali e visuali  (quello che ai tempi non sapevo definire, ma oggi parlerei di content production/management: fa decisamente più scena, no?), legati al WWW, beh: la SEO mi sembrava un’altra cosa. Con poca possibilità di contribuire seriamente, se non con la curiosità tecnica per il lavoro di chi la faceva .

Ecco perché la whiteboard friday di Rand questa settimana mi ha ipnotizato (più del solito). E se volete passare al sodo, beh, andate a direttamente a sentirvela.

Now, let’s be clear, some of this stuff is mired in pure mythology. But some of it is mired in historical fact that just hasn’t been updated. So let’s talk about what writing for SEO used to be back in 2001, how it evolved in sort of the middle era of 2008, let’s say, and then what it means today in 2018.

Tra il crepuscolo degli anni ‘90 e i primi duemila, per dire: la “farcitura di parole chiave” (keyboard stuffing) era una tattica efficace (oggi, se ti va bene prendi una penalizzazione da Google). Parentesi: è uno dei motivi perché in quegli anni la oggi-cosiddetta SEO era cosa da alchimisti con esotiche auree: e il contenuto che intendiamo (come lo intendiamo oggi: scordatevi la rilevanza, la conversazione, e tutte le altre cose che metto nelle presentazioni quando provo a spiegare con molta approssimazione cos’è il content marketing) andava per conto suo, quasi come un necessario fardello di comunicazione che non aveva a che fare con il posizionamento nei risultati di ricerca.

E si usavano e riutilizzavano un sacco di varianti diverse. Anche varianti di parole chiave minime.

Quindi, se mi rivolgo alla parola orologi blu vorrei avere orologi blu, orologi blu, accessori per orologi blu, accessori per orologi blu, accessori per orologi blu, accessori per orologi blu, (ridicole varianti sui plurali perché i motori di ricerca non erano furbi e intendevano la stessa cosa ed erano più o meno orologi blu). La corrispondenza delle parole chiave che oggi ci sembra così grezza e approssimativa, questa esatta corrispondenza delle parole chiave: era SEO.

Non sorridete. Troviamo ancora clienti con in mano (già l’idea mi fa sudare freddo) check-list Seo dove la transizione dall’ancient regime a oggi è – come dire –  perlomeno nostalgica.

Altri esempi?

L’utilizzo di parole chiave in ogni tag possibile. Se c’era un tag, non era un tag ma un’occasione per una parola chiave. E si metteva.

Nome del dominio e uso della parola chiave sottodominio?

Il marchio non importava: se vendevi orologi blu dovevi metterli su un dominio fra blue-watch-accessories.com , bluewatchaccessories.info: insomma, questo tipo di tassonomie. Però andiamoci piano. Sapete una cosa? Alcuni funzionano ancora…

Comunque: il resto dell’articolo ve lo leggete su moz.

Lo spunto è che una volta la cosiddetta-indescrivibile-Seo era fatta di trucchi, alchimie, interventi tecnici che di fatto non partivano dai contenuti (non era il loro valore assoluto per il lettore, a determinare il successo del posizionamento), ma avevano come cliente finale i contenuti (che dunque non generavano il traffico, ma lo ricevevano).

Dunque, la scrittura Seo era fatta per i motori di ricerca, non per le persone.

E per quanto possa sembrare abusata questa frasetta, sul versante dell’inbound marketing secondo me l’aspetto più fluido, imprendibile e suscettibile del lavoro sui contenuti è proprio l’equilibrio imprendibile tra rilevanza ed espedienti “tecnici”.

(Entrambi obbligatori: ma se avete condotto un progetto di content marketing sapete bene quanto gli equilibri reciproci siano delicati).

Alessio Di Bartolo

Mi occupo di design della comunicazione - cose digitali, soprattutto. Insieme alla mia squadra aiuto società grandi e piccole a trovare voce, luoghi, strategie e azioni che fanno al caso loro.