Dal sito mobile alla logica responsive. Google ha le idee chiare

Qualche anno fa la diffusione di dispositivi mobili ha cambiato in profondità la maniera di progettare (e prima ancora: di pensare) i siti web. Se i siti mobili alternativi sono stati in voga nei primi anni di questa progressiva evoluzione, la configurazione responsive ha rapidamente preso piede. Anche Google sembra approvare: dal mobile-first indexing in avanti, è un consiglio da tenere a mente anche in ottica Seo.

di Alessio Di Bartolo

Premessa. Sito alternativo e sito responsive

Qualche anno fa la diffusione di dispositivi mobili ha cambiato in profondità la maniera di progettare (e prima ancora: di pensare) i siti web.

Prima eravamo abituati a navigare solo su desktop e laptop: di conseguenza, le possibili dimensioni degli schermi (e dunque delle finestre dei browser) che avrebbero ospitato i siti web non avevano la varietà di oggi. Da questo punto di vista, il webdesign era più semplice.

Con l’arrivo di smartphone, tablet e mini-laptop (ricordate il successo degli Asus?) tutto è cambiato, e la moltiplicazione di formati non ha più frenato. Oggi, il nostro sito può deve essere usato sul display touch di un piccolo smartphone e su un monitor 4k da 24 pollici. Con tutto quello che ci sta in mezzo.

Agli inizi, il bisogno di adattare il sito ai piccoli display ha dato vita soprattutto alla creazione di veri e propri siti alternativi (spesso ospitati su un sottodominio, “m.”), che spesso venivano serviti ai dispositivi mobili grazie a un codice che riconosceva il browser mobile.

Andando avanti, questa soluzione in molti casi ha iniziato ad andare stretta. È a questo punto che nasce il responsive design (se volete una descrizione più tecnica della configurazione, ecco quella di Google). In estrema sintesi il sito è uno solo, unico per tutti i dispositivi: ma a seconda delle dimensioni della finestra del browser, i suoi elementi si ridispongono, ridimensionano, modificano i propri attributi per ricomporre un layout il più possibile leggibile e adatto al contesto.

Sostanzialmente, possiamo anche dire che si passa dall’interpretazione del browser, all’interpretazione delle effettive dimensioni della sua finestra. Per adattare un sito responsive al contesto di utilizzo non ci interessa più se si tratta di Chrome su Android o di Safari su iOS: ci interessano le dimensioni effettive, in pixel, della finestra su cui qualcuno lo sta guardando.

I consigli di Google

Quando Google si scomoda per consigliare qualcosa, molto spesso bisogna considerare le sue parole qualcosa in più di un semplice consiglio.

Nell’ultimo anno, è successo anche per la questione dei siti mobile.

A novembre del 2016, su Google Webmaster Central Blog Doantan Pham ha chiarito le prospettive del mobile-first indexing:

To make our results more useful, we’ve begun experiments to make our index mobile-first. Although our search index will continue to be a single index of websites and apps, our algorithms will eventually primarily use the mobile version of a site’s content to rank pages from that site, to understand structured data, and to show snippets from those pages in our results.

In soldoni, significa che i contenuti serviti sui dispositivi mobili giocano e giocheranno sempre più un ruolo fondamentale nell’indicizzazione e posizionamento dei siti.

Se consideriamo che quasi sempre i siti che servono una loro versione alternativa ai dispositivi mobili (e spesso questa versione è più snella o, in generale, con contenuti diversi rispetto alla versione desktop), ecco che iniziano i potenziali problemi in ottica Seo. In soldoni, con un sito in versione alternativa, i nostri contenuti potrebbero essere giudicati e classificati da Google principalmente nella loro variabile più thin. Anche se poi i risultati di ricerca sono sempre un “a single index of websites”.

Per questo motivo, da qui in avanti Google inizia a consigliare la configurazione responsive: e lo fa già in questo articolo.

If you have a responsive site or a dynamic serving site where the primary content and markup is equivalent across mobile and desktop, you shouldn’t have to change anything.
If you have a site configuration where the primary content and markup is different across mobile and desktop, you should consider making some changes to your site.

E ancora:

If you are building a mobile version of your site, keep in mind that a functional desktop-oriented site can be better than a broken or incomplete mobile version of the site. It’s better for you to build up your mobile site and launch it when ready.

In meno di un anno, questo consiglio si trasforma in una guida su come migrare la configurazione che prevede sito desktop e sito alternativo in una versione unica e responsive. Come dire: il consiglio sembra trasformato in una pratica assodata, che merita una guida sul “come fare”.

In realtà, la guida in sé contiene indicazioni piuttosto ovvio per gli addetti ai lavori. Ma ancora una volta, quello che mi interessa di più – perché conferma ancora una volta come Google guarda alla questione del design cross-browser e cross-display – è la chiusura.

Moving to a responsive site should make maintenance and reporting much easier for you down the road. Aside from no longer needing to manage separate URLs for all pages, it will also make it much easier to adopt practices and technologies such as hreflang for internationalization, AMP for speed, structured data for advanced search features and more.

Insomma, per adesso la scelta è fatta. Senza sorprese, peraltro: i vantaggi (e la logica) del design responsive in questo caso precede la promozione da parte di Google, e non c’è motivo per non adottarla (se non in casi davvero eccezionali).

In due secondi: ecco cosa vuol dire responsive. Provate a ridimensionare la finestra del vostro browser…

Alessio Di Bartolo

Mi occupo di design della comunicazione - cose digitali, soprattutto. Insieme alla mia squadra aiuto società grandi e piccole a trovare voce, luoghi, strategie e azioni che fanno al caso loro.