Video e content marketing: la domanda che tutte le aziende fanno (e 7 consigli)

di Alessio Di Bartolo

A leggere i dati, è assodato che anche su internet il visitatore medio si sta trasformando in homo videns (reminiscenze universitarie, cit. Sartori). Un’abitudine, quella di concedersi con particolare trasporto ai video, che  è stata ovviamente assecondata dai grandi attori del web (Facebook in testa). Da qui, la fatidica domanda che riceviamo sempre più spesso dai clienti: come integriamo i video nel nostro mix di content marketing? Di solito, la domanda è seguita da una sorta di autocensura pregiudiziale (prima ancora di ascoltare la risposta): “la produzione costa troppo”. E non è un problema solo di piccoli e medi: su scala proporzionale, questo uno-due fatto di domanda e pregiudizio riguarda tutti, anche le grosse aziende. Per loro, il cassetto mentale che contiene il concetto di video è spesso presidiato dall’idea dell’impegnativa produzione degli spot televisivi (video? = spot). E questo è un problema.

Iniziamo a dire che in relazione al marketing digitale il termine “video”, in sé, vuol dire tutto e niente. La casistica è ampia, e lo diventa ancora di più se facciamo andare l’immaginazione per trovare la strada con il miglior rapporto costi-benefici (e non è una constatazione: è un consiglio). Per dire: c’è il video riciclato  dalla campagna televisiva e sbattuto così com’è in pre-roll su YouTube e Corriere TV (Ma anche no… Di solito, segue la giustificazione della awareness e precede i tanti rischi di essere fuori contesto, di esagerare con la frequenza e risultare molesto: ma la vera complicazione è che i tempi e modi del pre-roll non sono compatibili con quelli televisivi), c’è l’infografica che spiega un prodotto o servizio, la mini-web-series, il webinar trasformato in tutorial, e molto altro.

In relazione al marketing digitale il termine “video”, in sé, vuol dire tutto e niente. La casistica è ampia, e lo diventa ancora di più se facciamo andare l’immaginazione per trovare la strada con il miglior rapporto costi-benefici

Parlando di costi, a partire dallo spot si va dunque – per forza – a scendere, passando per la produzione (più piccola ma non meno importante per la qualità finale rispetto al contesto) pensata per il web, e via via arrivando al tutorial con la webcam e la cattura dello schermo, dove l’unico costo (oltre a un buon microfono e al montaggio finale), è nel tempo e nella pianificazione. E poi, ci sono videomaker bravissimi (come il nostro :-) che hanno perfettamente il senso della produzione mirata per il web, all’interno di un piano di content marketing: vengono fuori cose belle e utili, e si rispetta il budget.

Ma ritorniamo all’inizio. Come usare i video nel mix del content marketing? Ovviamente il piano editoriale e i modi dipendono da strategia e obiettivi, e rispondono a una varietà pari a quella dei formati disponibili: ma mi vengono in mente sette consigli volanti che si applicano a tutti – e tutto.

 

  1. No, usare lo spot televisivo indiscriminatamente perché avete speso tutto lì e adesso lo tagliate e smussate qui e là, facendolo diventare IL video, non è sempre una buona idea. Ogni canale ha il suo linguaggio e le sue prerogative
  2. C’è una buona notizia: si possono fare grandi cose con costi (relativamente) ridotti: smarcatevi dall’associazione automatica per cui un video dev’essere per forza una produzione formale e articolata (vedi sopra)
  3. Sfruttate a vostro vantaggio l’informalità a cui il web ci ha abituato: non ci aspettiamo più, ovunque e sempre, prodotti patinati.  Esempio? Un telefonino appoggiato sul tavolo e un buon microfono sono sufficienti per girare un contributo che (ovvio: se interessante, se coerente con il nostro marchio, se, se…) può essere perfetto per i nostri scopi
  4. Tenete sempre a mente i tre punti precedenti, e privilegiate la pianificazione e la serialità/continuità (fate un piano editoriale vero e proprio, come per gli altri media) al one shot troppo “costruito”
  5. Guardate vicino a voi. Le storie da raccontare possono essere a portata di mano (e di smartphone/reflex): la creazione del vostro prodotto, la spiegazione che il vostro customer care abitualmente dà, e basta registrarla per trasformarla in un contenuto rilevante per tutto il pubblico; la riflessione su un tema interessante per il vostro pubblico e strettamente legato alla vostra attività (la whiteboard friday di Fishkin vi dice niente? Oppure, quello che fa Moneyfarm)
  6. Sfruttate i vuoti altrui, finché dura, e fatelo con cognizione di causa: per esempio, il video in Facebook Adv è ancora una grossa opportunità spesso non sfruttata a causa della nostra domanda di partenza. Partite da questi 7 punti, e andate su quel canale (ah, mi raccomando: vi ricordate che c’è l’autoplay ma non l’audio attivo nello stream? Mettete le didascalie…)
  7. Usate i tool giusti, sono dei salvavita sia per la produzione che per la gestione. Per esempio: si tratta di marketing digitale, abbiamo obiettivi. Vogliamo misurarli e avereil controllo (ma è un discorso che meriterà sicuramente probabilmente un post dedicato)
Alessio Di Bartolo

Mi occupo di design della comunicazione - cose digitali, soprattutto. Insieme alla mia squadra aiuto società grandi e piccole a trovare voce, luoghi, strategie e azioni che fanno al caso loro.